Inserito da: Marcello Durante | Maggio 7, 2008

Il primo Consiglio Comunale

Un’altra fiaba per Monteroni

Capitolo 1: Il Primo Consiglio Comunale

Non c’è bisogno di spostarsi molto lontano dalle vostre case per conoscere lo svolgimento di una storia lunga e complessa, fatta di avvenimenti sorprendenti, lotte passionali, emozionanti inseguimenti, conquiste e sconfitte. La storia di una nuova Monteroni è ricominciata il 5 maggio 2008, con il primo scintillante Consiglio Comunale che vi racconterò senza dilungarmi, prestando attenzione ai dettagli e contornando il tutto con le riflessioni dei protagonisti. Veniamo al dunque, e ripercorriamo i punti salienti di un’insolita giornata.

Come è buona consuetudine, il nuovo sindaco Lino Guido, posto tra i consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione, ha salutato la platea, parlando ai cittadini dell’importanza della partecipazione popolare per determinare buone scelte di governo. Poi si è passati all’elezione del presidente comunale, con votazione a scrutinio segreto.

Il consigliere dell’opposizione Favale, interrompendo la votazione ha preso la parola accusando il sindaco di mancanza di correttezza istituzionale. L’avvocato ha puntato il dito contro i toni di chiusura della maggioranza, che ha imposto la scelta di Giovanni Mazzotta come presidente. La stessa Antonella Ferraro ha deciso di prendere la parola, chiedendo a Guido di comunicare a tutto il pubblico la scelta fatta, senza limitare il dialogo con il consiglio comunale. Lino Guido, evitando il muro contro muro e chiedendo meno discussioni (infatti pochi minuti dopo farà spegnere i microfoni a Favale), orgogliosamente ha proposto a tutti Giovanni Mazzotta.

Prima dell’elezione di Mazzotta (avvenuta con 13 voti della maggioranza, al posto degli attesi 14), anche Montedoro ha detto la sua. Riporto testualmente: “Mi sento minoranza della maggioranza, non opposizione! Rappresento il movimento delle autonomie, quindi offro la mia collaborazione che non è un ausilio per soddisfare i bisogni della maggioranza”.

Il nuovo presidente del consiglio, assai commosso, ha così ringraziato tutti: “Sono il garante di tutti, sono un uomo di parte ma rispetto l’avversario. Il 25 Aprile è un giorno che deve riunire la popolazione, per essere tutti in uno. Il tempo della divisione è scaduto. La gente vuole risposte ai problemi. Lavorerò con coerenza, lealtà ed onestà”.

Dopo il giuramento del sindaco, che ha ringraziato “i cittadini del dissenso”, promettendo di costruire Monteroni in base alle loro critiche, è stato di notevole interessere l’appunto fatto da Montedoro, che ha fatto notare a tutti la partenza affaticata della nuova giunta, vista l’astensione al voto di uno dei componenti della maggioranza. Il voto è segreto, ma i sospetti di questo misterioso astenuto sono caduti immediatamente su Paolo Alemanno, escluso per una scelta politica dalla meritata e conquistata carica di assessore (strepitosi i suoi risultati in campagna elettorale, terzo degli eletti nella lista del Pdl).

Tra vari tira e molla Ferdinando Lorenzo è stato nominato vice-consigliere comunale. Questa scelta è stata giustificata per via della sua indipendenza all’interno della lista del Pdl. Arrivati alla nomina di tutti i componenti della giunta (assessore alla cultura è Massimo Bellini, assessore al bilancio Antonio Quarta, assessore alle politiche economiche e per il territorio Paolo Vadacca,l a delega assessorile alle attività produttive a Luigi Cosma, assessorato all’urbanistica a Mauro Madaro, delega assessorile servizi sociali a Anna Maria Longo e assessorato ai lavori pubblici a Giuseppe Mancarella) e del vice-sindaco (Bellini), Lino Guido ha letto frettolosamente, il lungo, lunghissimo elenco con le linee programmatiche e i progetti del suo mandanto.

Istintive sono state le reazioni dell’opposizione. Antonella Ferraro (eletta capogruppo di Rinnovamento per Monteroni) ha espresso alcune perplessità sull’attuazione delle linee programmatiche, viste le chiare difficoltà di rintracciare giusti finanziamenti in un paese che soffre per un disavanzo nel bilancio di oltre 300.000 euro (come ha fatto notare Franco Conte successivamente). Inoltre Antonella ha sottolineato: “Ben venga un assessore esterno, ma secondo l’art.21 dello statuto comunale tale assessore deve essere in possesso di comprovate competenze tecniche. Che ci fa dunque Mancarella? Nessuno conosce i suoi titoli o le sue capacità specifiche nel campo dei lavori pubblici”. Il giovane consigliere dell’opposizione Vincenzo Toma non si è trattenuto nel definire il sindaco “schiavo dei partiti” per essere stato costretto da accordi pre-elettorali ad inserire il non eletto Mancarella. Come già anticipato l’intervento di Conte è stato su un’analisi tecnica della situazione economica del paese, suggerendo una riduzione del numero degli assessori o dei loro compensi. In poche parole l’opposizione è stata unita nel definire il programma presentato come “aria fritta”.

Chiudo qui questo primo capitolo, allegando le risposte del sindaco alle voci preoccupate dei consiglieri di minoranza e maggioranza: “Il nostro programma non è un libro dei sogni; tutti siete schiavi dei vostri partiti, io sono stato riconoscente alle segreterie e alle loro direttive. Giuseppe Mancarella è stato indicato dalle segreterie politiche, che lo ritengono competente per il suo passato da vice-sindaco. Visto che le tasse sono state aumentate da altri, io gradirei giudizi solo sui nostri risultati”.


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